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Madame Max la musa di Boldini

“ Le loro opere sono vive perché le hanno prese dalla vita e le hanno dipinte con tutto l’amore che provano per i soggetti moderni.” Questa frase di Emile Zola accoglie il visitatore che varca la soglia del complesso del Vittoriano ( Ala Brasini) che ospita la mostra degli Impressionisti, 60 magnifiche tele provenienti dal Musèe d’Orsay.

Da Catania a Roma il volo è breve per ritrovare intatta la magia e la fragilità della Belle Epoque. Istintivamente qualcosa mi ha portata nella Capitale, un’attrazione irresistibile verso i maestri francesi che così intensamente hanno saputo stravolgere e innovare il linguaggio della pittura regalandoci, con le loro pennellate, un mondo incantevole ma sull’orlo del precipizio.

Nella prima sala si assiste ad una proiezione che, attraverso filmati d’epoca e gli struggenti paesaggi della Provenza, prepara lo spirito e il palato all’incontro con uomini e donne che hanno dato il volto all’ultimo squarcio del secolo XIX.

Nella prima sezione è dedicata ai “Ritratti d’artista”; infatti gli Impressionisti amavano ritrarre non solo se stessi ma anche i propri amici e colleghi durante le consuete attività quotidiane. Con un linguaggio a noi contemporaneo potremmo dire che questi quadri sembrano degli scatti precisi realizzati con una macchina fotografica, tanto è nitido e potente il dettaglio, la luce, la naturalezza dell’incarnato. Si rimane sbalorditi a pensare che tutto questo è stato realizzato solo con un pennello.

Tuttavia la sorpresa più grande, almeno per me, è stata la scoperta di un universo femminile bellissimo e seducente. Quando noi pensiamo agli Impressionisti francesi immediatamente pensiamo a Monet, Degas, Renoir e invece…. Mi piace ricordare l’unica donna il cui talento non era da meno dei suoi colleghi maschi e che la storia ha trascurato esclusivamente per la diversità di genere:  Berthe Morisot.

Così la visita mi ha riportata ancora una volta alla riflessione sulla donna, alle sue costanti lotte per una reale emancipazione. Dunque due mondi: da una parte Berthe Morisot, dall’altra  Madame Charles Max ritratta da Giovanni Boldini, una delle donne più belle che abbia mai visto. Entrambe, per ragioni diverse – una perché dipinge, l’altra in quanto Musa – rendono alla perfezione la pittura EN PLAIN AIR degli Impressionisti: la luce, la vita, il movimento, la natura, i vestiti fruscianti, uno sguardo fuggevole e tutto quello che fa vibrare, che sorprende attraverso la sensazione che si fa colore e ci fa emozionare nel più profondo dell’anima.

Berthe lotta con un mondo tutto maschile e al maschile per trovare spazi, la sua affermazione passa attraverso la sua forte personalità, il suo fascino e il suo carisma. Grazie a lei il mondo femminile è ritratto  con grazia, dolcezza e intimità sia quando si tratta di giovani donne che di madri. In esse c’è sempre un velo di malinconia che traluce anche nei momenti più intensi della vita come se l’essere femmina comportasse un fardello conosciuto a pochi e dissimulato a tanti.

E poi lei …, quasi alla fine della mostra la grandiosa Madame Charles Max in un dipinto a grandezza naturale. La prima cosa che ho pensato è stata la sua morte. Mi auguro che non l’abbia né sfregiata né offesa, su tanta grazia e bellezza la tomba non ha il diritto di dire l’ultima parola. Madame Max era una cantante e animava nel suo salotto parigino, un circolo letterario alla moda dove riceveva artisti e intellettuali. Si dice allietasse le serate con la sua voce incantevole. E’ ritratta in un moderno vestito color perla che le lascia una spalla sinistra scoperta, mentre la spallina destra scende verso il braccio. Il decolté è florido e generoso. Con una mano trattiene il vestito che le modella deliziosamente i fianchi facendone  immaginare i contorni  tondi e sodi. E poi la sua bocca carnosa e vermiglia… chissà quante gioie ha dispensato.Madame Max è una donna emancipata perché sfugge ai ruoli, perché vuole conquistarsi il suo ma non solo con la bellezza esteriore, lei sa che le armi più potenti di una donna risiedono nella sua capacità di saper pensare, di affascinare, di scegliere e di sapere godere di se stessa. Lei sa che è questa la libertà più profonda e duratura.Mi piace accomunare queste due donne che hanno reso speciale la mia visita e mi hanno parlato attraverso la loro vita e per questo le sento un po’ compagne. Per questa ragione le ricordo con dei magnifici versi di Franco Arminio:

Alcune donne hanno un odore

In fondo alla gola,

un odore dell’essere,

e poi c’è la forma dei capezzoli,

la luce delle costole,

la voce,

il desiderio che squarcia i polsi,

che riempie le vene di animali rossi.

Alcune donne hanno gesti assoluti

E dolcezze furibonde.        

Giovanna Nastasi 

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