Kintsugi Orient & Fitness , Gravina di Catania
La leggenda del Budda dalle orecchie lunghe ci racconta della ragione dei suoi padiglioni auricolari tanto grandi: la disponibilità all’ascolto radicale dell’altro.
Nell’approccio alla vita mi piace immaginare che siamo tutti insieme e vicendevolmente Maestri e Discepoli, nel dare impariamo, nell’ascoltare apprendiamo.
Questa considerazione è la sintesi migliore del laboratorio di Kintsugi che ho tenuto presso la palestra Orient & Fitness, a Gravina di Catania, della maestra Ina Asero. Lei è stata la mia maestra di yoga e ritrovarsi insieme dopo tanti anni, a parti invertite, ma non troppo, è stato un momento di grande emozione. La ringrazio per la disponibilità e per tutto il resto che mi ha donato in questa giornata tanto speciale.
Gratitudine va ai partecipanti che si sono fidati di me pur non conoscendomi;
Gratitudine perché hanno mostrato le loro crepe con generosità e lacrime;
Gratitudine perché dopo il pianto, la leggerezza liberatoria arriva per mutare la prospettiva e, forse, il significato degli eventi che ci hanno provocato il vuoto interiore.
Il Kintsugi non è solo la riparazione di un oggetto andato in pezzi, ma è la delicatezza della ricostruzione, la gentilezza di chi ti prende per mano e ti incoraggia a riprendere i cocci per donare una nuova forma a ciò che, inevitabilmente, si rompe.
Questa pratica ci aiuta a riprendere un dialogo profondo con noi stessi, quel NOI STESSI, spesso sacrificato alla frenesia del vivere quotidiano, costruisce ponti tra le schegge degli accidenti dell’esistenza; apre alla flessibilità interiore del lasciare andare ciò che non serve più.
La ricostruzione, infatti, come scrive una delle partecipanti non ha l’obiettivo della perfezione ma del riconoscimento che niente sarà più lo stesso ma altro e altrettanto vero.
Il mutamento della forma, trovare un punto di pace in mezzo a una tempesta sono irrinunciabili punti di riferimento per camminare dentro la vita. Riflettendo su questo aspetto, in apertura, ho proposto di danzare con degli elastici, sia individualmente che in coppia e, infine, tutti insieme.
Tra i cartoni animati della mia infanzia, tra i più significativi non posso non menzionare la famiglia Barbapapà: flessibilità, adattamento, collaborazione nell’accrescimento di sé e del gruppo.
Mi sembra un’ottima metafora per serbare dentro di me e, mi auguro, nell’anima di chi oggi ha lavorato con me, la direzione delle ore trascorse insieme.


