L’arte del rammendo. Il Kintsugi al Dipartimento di Ingegneria civile e Architettura (DICAr) dell’Università di Catania. 24 marzo 2026
L’arte del rammendo. Il Kintsugi al Dipartimento di Ingegneria civile e Architettura (DICAr) dell’Università di Catania.
Cos’hanno in comune il corso di laurea in ingegneria edile/ architettura e l’arte del Kintsugi?
Può il concetto di riparazione unire un corso di studi, apparentemente scientifico, con una pratica totalmente umanistica?
Credo di sì, perché l’aspetto umano e professionale non sono due aspetti disgiunti, ma parte dello stesso processo.
Nell’indimenticabile film L’attimo fuggente, il prof. Keating rivolgendosi ai suoi studenti dice: «la poesia non si studia perché è “carino”, ma perché siamo esseri umani pieni di passione. Medicina, legge e ingegneria sono necessarie al sostentamento, ma poesia, bellezza e amore sono ciò che ci tiene in vita.»
Vivendo umanamente, ogni professione diventa portatrice di bellezza: di questo sono profondamente convinta!
Cosa fa l’architetto se non prendersi cura dell’ambiente intorno a sé?, sia quando progetta un parco, un giardino, un edificio, sia quando recupera le ferite dei palazzi e li riporta a una nuova vita?
Gli architetti e il Kintsugi fanno proprio il concetto di rammendo, di ricucitura, di valorizzazione delle ferite per trasformarle in preziose cicatrici ricoperte di oro.
La ferita è il luogo della lacerazione sia personale che professionale, come la cicatrice è il momento in cui il vecchio si fonde con il nuovo senza, tuttavia, smarrirne l’identità.
Gli studenti sono stati accompagnati in tale percorso attraverso il racconto della Dea Cura, favola raccontata da Igino, per entrare all’interno del processo della relazione fatto di sguardo, attenzione e collaborazione e, successivamente, unendo la pratica della rottura e ricomposizione della loro tazzina, hanno svolto esercizi di scrittura autobiografica.
I risultati sono stati diversi per ciascuno di loro: quando si procede ad incollare i frammenti è il manufatto a dire come vuole essere “aggiustato”, se vuole abbandonare dei pezzi, se vuole mantenere dei fori, se rimangono solo dei cocci da valorizzare con l’oro.
Ciascuno costruisce il proprio percorso in sintonia con le sue ferite, con le proprie scelte, con le crepe da valorizzare.
In fondo si tratta di cambiare prospettiva e trovare soluzioni inedite così come si dovrebbe fare nella vita, ogni qual volta siamo trafitti da una frattura.
Ringrazio il prof. Lino D’Urso, di Architettura e composizione architettonica 2, per la lungimiranza e l’invito e i tanti studenti che stamattina hanno dato senso alla mia persona e alla mia professione di insegnante.
…io ringraziare desidero per le facce del mondo
che sono varie e molte sono adorabili
per quando la notte
si dorme abbracciati
per quando siamo attenti e innamorati
per l’attenzione
che è la preghiera spontanea dell’anima
per tutte le biblioteche del mondo
per quello stare bene fra gli altri che leggono
per i nostri maestri immensi
per chi nei secoli ha ragionato in noi…
Mariangela Gualtieri, Bello Mondo













