Laboratorio didattico/esperienziale n. 5: la Flessibilità

Tra le soft skills, la flessibilità è una abilità regina poiché ci aiuta ad agire positivamente di fronte ai cambiamenti o alle nuove sfide da affrontare.

L’attività laboratoriale oggetto del quinto incontro, aveva come obiettivo di tradurre la flessibilità da un insieme di parole ad una pratica concreta.

Che cos’ è la flessibilità?

Capacità di adattarsi e di trovare una soluzione alternativa.

E’ semplice? Certo che no, e meno male, aggiungo! Le conquiste importanti richiedono un alto costo e solo se si è disposti a un dispendio, metaforicamente, esoso si possono raggiungere risultati autentici, stabili e personali.

La domanda che ho posto agli studenti del corso è stata la seguente:

Quali sono gli ostacoli che troviamo nell’ essere flessibili?

Le loro risposte si possono sintetizzare nel modo seguente: nella società ci sono tanti protocolli da osservare, quindi tante volte non c’ è spazio per pensieri o azioni diverse da un livello standard. In qualche modo siamo tutti omologati.

Se noi pensiamo ai tempi della scuola, ad esempio, l’apprendimento è finalizzato nella pratica ad un raggiungimento delle competenze essenziali e attorno a questo concetto si è costruita la didattica e la valutazione, attraverso un curriculo di studi e delle griglie oggettive per l’attribuzione di un voto. Le prove regine, alle quali sono sottoposti tutti gli studenti, quasi alla fine dell’anno scolastico, sono le prove Invalsi.

La domanda è semplice? La rigidità di un sistema permette la creatività che sta alla base della flessibilità?

Ma soprattutto, essere multitasking significa essere flessibili? Possibile che facciamo confusione tra questi due termini?

Osserviamo i tempi di realizzazione: nel multitasking, bisogna contemporaneamente svolgere più attività restando, inevitabilmente, in superficie. Per la nostra salute mentale, è preferibile la flessibilità cioè l’essere impegnati in tante azioni, ma in momenti diversi diversi, anche l’uno dopo l’altro, così da consentire la sedimentazione di quello che stiamo costruendo.

Come trasformare la teoria in pratica?

Sono partita dalla motivazione ossia l’elemento cruciale di ogni nostra attività. Ho distribuito agli studenti una pagina del romanzo di Luigi Catozzella Non dirmi che hai paura in cui la protagonista in mezzo a molti drammi decide di non farsi trasportare dal vento, nonostante il suo modesto peso, ma di diventare vela per il vento, e così decidere lei la direzione!

Successivamente, abbiamo sperimentato la flessibilità in tre fasi:

  • guardando un episodio dei Barbapapà e riflettendoci su
  • usando la tecnica del caviardage  per selezionare una parola da usare come Acrostico per scrivere una frase
  • costruendo un oggetto rappresentativo di sé, con il das colorato.

Il risultato è stato soddisfacente per due ragioni:

  1. gli studenti hanno lavorato con le mani, quindi hanno utilizzato il corpo e non la mente, per organizzare il loro lavoro;
  2. sono stati lasciati liberi di muoversi, manipolare, scegliere oggetti e ciò ha favorito il raggiungimento della concentrazione in modo autonomo e di vivere l’esperienza come processo.

Alla fine ciascuno di loro è andato via con il proprio gadget originale, ma soprattutto autoprodotto.

 

Oplus_16908288

Oplus_16908288

 

1 commento
  1. Alessandra Di Maio
    Alessandra Di Maio dice:

    Ottimo lavoro!! Flessibilità,motivazione e curiosità sono i motori di un costruttivo apprendimento.Congratulazioni Giovanna!

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *