Riconnettersi al Fanciullino interiore: laboratorio didattico/esperienziale
RICONNETTERSI AL FANCIULLINO INTERIORE
Laboratorio didattico/ esperienziale di Giovanna Nastasi
Da qualche anno sto cercando di orientare il mio insegnamento verso una didattica sempre più laboratoriale in cui la letteratura diventa un mezzo per sperimentare le emozioni e il contatto con sé stessi.
Affrontare Giovanni Pascoli mi ha dato l’occasione per riflettere su come veicolare l’idea del Fanciullino non come un concetto razionale ma come un’avventura dell’anima.
Ho pensato a un laboratorio di due incontri di un’ora ciascuno corredato da uno finale per la restituzione dell’esperienza.
Ho chiesto agli studenti di portare il loro giocattolo preferito dell’infanzia e una loro foto da piccoli, ovviamente carta e penna. Ho introdotto l’autore, gli aspetti più importanti della sua vita e subito ci siamo immersi nella lettura del testo: «È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi […] ma vede tutto con maraviglia, tutto come per la prima volta.
Egli ci fa perdere il tempo, quando noi andiamo per i fatti nostri, chè ora vuol vedere la cinciallegra che canta, ora vuol cogliere il fiore che odora, ora vuole toccare la selce che riluce.»
L’obiettivo è il rivedere il sé bambino e paragonarlo all’età attuale per recuperare il senso della meraviglia.
Ho dettato due domande stimolo: cosa ti manca o pensi di aver perso di quell’età? Osservando la foto, descrivi te bambino/a, soffermandoti su cosa ti fa tenerezza.
Lavorando sulla foto e sull’oggetto, attraverso la scrittura autobiografica, si cerca di attivare la competenza della Consapevolezza di Sé (Self-Awareness), in tre specifiche sfumature:
- La Continuità dell’Io (Integrazione Temporale): la capacità di riconoscere che quel bambino nella foto non è scomparso, ma abita ancora l’adulto in divenire.
- Lo Stupore Selettivo
Quando Pascoli dice che il fanciullino “vede tutto come per la prima volta”, si attiva la capacità di meravigliarsi attraverso l’oggetto dell’infanzia. In questo modo l’alunno impara a recuperare uno sguardo non utilitaristico sulle cose.
- L’Empatia verso il Sé (Auto-compassione)
Guardare la propria foto da piccoli scatena spesso un senso di tenerezza e si attiva la capacità di cura. Vedendo la propria fragilità antica, l’alunno può imparare a essere meno severo con il sé stesso di oggi.
Alla fine di questa parte è stato chiesto agli studenti di scattarsi un selfie con il loro giocattolo e di stamparla per la volta successiva.
Nella seconda parte del laboratorio chiamata Il collage del dialogo, gli alunni sono stati invitati a incollare su un cartoncino tre foto: quella attuale, il selfie con il giocattolo, quella da piccoli.
L’obiettivo è stato quello di mettere in comunicazione il Sé di oggi con quello di ieri usando le riflessioni di Pascoli come cassa di risonanza emotiva. Attraverso delle domande stimolo, finalizzate a sollecitare la fantasia e il recupero dei sogni, il piccolo di ieri intervistava il grande di oggi.
Come consegna finale sul cartoncino si doveva scrivere la frase seguente: ti chiedo di non dimenticare mai che…
Nel terzo e ultimo incontro, valutato come verifica orale, gli alunni dovevano relazionare sull’attività, decidendo di condividere solo dei contenuti a loro scelta. Rispettare la loro privacy, il loro giardino segreto mi sembra la delicatezza maggiore che un insegnante possa riservare a un altro essere umano.
Riporto alcune riflessioni:
durante la pratica mi sentivo come un bambino delle scuole elementari, quel bambino che non trovo da tempo. Questo lavoro mi servirà, nel tempo, come una bussola;
il cartellone mi ha fatto recuperare l’infanzia che molto spesso tendiamo a dimenticare. Non credevo che il laboratorio potesse avere questo impatto su di me. In ogni caso, mi sono resa conto che il sorriso e il colore rosa sono caratteristiche che non ho perso;
il dialogo con il peluche mi ha aiutato a capire che nella crescita non è necessario perdere la dolcezza dell’infanzia;
la parte più bella è stata quando ho parlato con il mio giocattolo Furby. Purtroppo, crescendo l’ho lasciato sull’armadio a prendere polvere;
mi sono fatta tenerezza. Ho visto quella bambina sensibile che era criticata proprio per questa caratteristica;
con il peluche sono entrata in una bolla che mi ha fatto veramente bene. Mi sono resa conto di avere perso la spensieratezza e di avere una felicità costruita.
Come scrive Luigina Mortari, in La scuola, l’arte di educare, «i grandi scrittori offrono sapienti analisi dell’esperienza affettiva, descrivendo cosa accade nella mente, cosa si patisce, come l’emozione rende evidente il mondo relazionale. Il compito del docente consiste nell’avvicinare gli studenti alle grandi opere e di supportarli nel trovare nei testi strumenti che si applicano all’analisi e alla trasformazione di sé.»
Io non so dove stia andando la scuola, ma so dove voglio andare io come persona e come insegnante.



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