Storie, rotture e chiusure. Riposto 18-20 settembre 2026

Storie, rotture e chiusure

Workshop immersivo

Riposto 18-20 settembre

 

Mi rendo conto sempre più che non si guarisce mai da nulla. Non è la guarigione che deve essere cercata ma la nostra Integra Autenticità.

Le fratture della Vita sono gli strumenti che ci permettono la riconnessione poiché spazzano i copioni e gli schemi che, Altro e Altri ci hanno cucito addosso.

L’ educazione non è altro che un menù alla carta: fai contenta alla mamma, non mi deludere, ti immagino così, da te non me l’aspettavo….

Pensiamo di agire e vivere e, invece, siamo esecutori di esecuzioni e di compiti.

Mi domando: perché nel dolore e nella gioia ci sentiamo disarcionati, smarriti e privi di riferimenti? Sarà che sono sentimenti che richiedono la nostra autenticità? Ci hanno insegnato dove trovare le nostre risorse e come possiamo utilizzarle? Solo nelle rotture e nel profondissimo amore sperimentiamo quanto falso sia quel ricettario. Eros e Thanatos.

Il dolore, il sentimento, la delusione, la fedeltà non sono né castighi né meriti, bensì il fisiologico corso della Vita, adulterato semmai da convinzioni estranee ad un nostro più intimo sentire.

Non occorre essere completi ma pieni. 

Non interi ma integri, riparati.

Le esperienze dei confini esistenziali, delle bordure della vita, i giorni del transito che passano e servono da collegamento tra una mèta e l’altra, come quei paesi in cui ci si ferma un po’ cercandone di serbarne il ricordo, forse sono i momenti più fecondi che ci riportano alla nostra dimora interiore. E’ nella ricomposizione del puzzle l’occasione propizia, il kairos dei greci, l’opportunità di cambiare punto di vista e di acquisire nuove visioni.

Vale sempre la suggestione poetica di R.Frost: due strade divergevano nel bosco ed io presi la meno battuta. Da lì tutta la differenza.

Nell’antica arte del Kintsugi, riparare le fratture non significa dimenticare, non significa ricomporre una unità perduta, ma significa che si può continuare nonostante la ferita e che le cicatrici sia fisiche che morali, sono lì per ricordarci un insegnamento, un nutrimento.

Non esiste la spiegazione delle spiegazioni per comprendere un ipotetico corso lineare della vita, il ragionamento che tiene insieme tutto semplicemente perché non c’è nulla da tenere. La vita scorre e più siamo miti e disarmati più le nostre percezioni si affinano, diventano porose e sensibili e ci aprono a soste di rara bellezza.

Scrive J. Keats: Verità è bellezza, bellezza è verità. Non è un canone estetico ma un’attitudine morale. Non ci sarà mai né un mondo privo di dolore, né una vita esente da sofferenza: è stato cosi, è così, sarà così. A fare la differenza è la cura del nostro sguardo dolce e compassionevole. Talvolta, mi sono resa conto quanto soffra lo stesso dolore, se potesse ci direbbe che non è colpa sua e ci porgerebbe le sue scuse. Dunque, negli inevitabili deserti proposti dal tempo, munirsi di ago e filo, buone relazioni, condivisioni pure, musica, letteratura, arte, sguardi, un candore fanciullo, potrebbero essere una buona idea, come nel testo della canzone di Niccolò Fabi.

Ringrazio Michele Cannavò, Jessica Spinelli, Grazia Corsaro, Alessia Giarratano, Suryenne Ramaget, i miei compagni di cicatrici, le mie compagne di stanza, per esserMi ed esserCi stati da sostegno in questi tre giorni, presso Femmina morta di Riposto.

 

Come foglio bianco attendo le proposte del giorno. A questo tavolo sediamo io e Te Vita, senza schemi ma con desiderio e perseveranza. Anche quando sembra esserci il pantano, l’universo si muove lo stesso. Vincere l’inerzia è la spinta necessaria al movimento.

Ciò che ho visto e imparato sarà, mi auguro, ulteriore lievito per le mie attività e per l’evoluzione della mia persona.

2 commenti
  1. Fausto Renda
    Fausto Renda dice:

    Molto bello, l’ho letto due volte per vedere se avessi lasciato aperta una porticina , ed in effetti c’è , anche se piccolina e nascosta. Involontaria? Parlo dell’apertura al dolore degli altri , della compassione. I primordi della società, quando l’uomo comincia a distinguersi dagli animali, dice una famosa antropologa, risalgono ad un osso preistorico fratturato e sanato . Con la ‘crepa’ misuriamo non solo la distanza verso il centro di noi stessi, ma anche verso gli altri e verso l’alto.

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