laboratorio didattico/ esperienziale: incontro n.2 Il lavoro di squadra

Il tema del secondo incontro è stato il lavoro di squadra. In una società che esalta l’individualismo come valore, saper esistere in un gruppo con pari dignità, con l’originalità del singolo per raggiungere un obiettivo comune richiede due abilità precise: la fiducia e l’ascolto. Esse sono il prerequisito per conoscere le persone che fanno parte di una squadra, nello specifico del mio gruppo classe.

Abbiamo iniziato con un gioco. Gli studenti hanno formato una grande cerchio, poi ho dato loro una pallina da tennis. Avrebbero dovuto lanciarla, pronunciando il proprio nome, a un compagno.

Come mi aspettavo, la cosa più ostica è stata farli uscire dalla comfort zone, poiché gli alunni lanciavano la pallina ai compagni che già conoscevano. Pertanto, il gruppo si aggregava nel già noto senza una reale apertura verso gli sconosciuti.

Allenare la fiducia, sciogliere le rigidità del corpo, favorire l’integrazione reciproca tra i ragazzi, sono stati i fili conduttori di questa esperienza.

Successivamente, ho chiesto loro si simulare delle camminate: nel mare profondo con l’acqua alla gola, sulla sabbia bollente, sulla luna.

In questa fase, si sono tutti un po’ sciolti poiché nello sperimentare il movimento c’era chi rideva, chi imitava il compagno, chi era goffo e impacciato.

Il passaggio successivo prevedeva di lavorare in coppia, scambiando i ruoli, con una specifica consegna, guidare il compagno che stava con gli occhi chiusi, attraverso il contatto sulla schiena di un palloncino, suggerirgli la direzione: destra, sinistra, avanti, indietro.

Alla fine ho chiesto loro, di uscire nel cortile della scuola e, muovendosi in libertà, raccogliere delle foglie.

Nel frattempo, insieme alla tutor, abbiamo preparato l’aula. I banchi sono stati sistemati in quattro isole di apprendimento, su un banco sono stati predisposti una serie di materiali eterogenei ( come si vede  in foto) e al rientro gli studenti, attraverso un sorteggio, sono stati divisi in gruppi.

Anche in questo caso, la resistenza e la sorpresa riguardavano proprio l’abbinamento casuale, perché chi si conosceva avrebbe voluto non essere separato dal compagno/a.

Chiedendo una restituzione degli esercizi motori, potremmo sintetizzare con queste espressioni: fiducia, disorientamento e bisogno di coordinazione.

La fiducia è stata consegnata come parola chiave per la realizzazione di un cartellone.

Il lavoro è stato appassionante, creativo e, soprattutto, con la percezione del tempo che passava è stata velocissima.

Ciascuno ha fatto la sua parte supplendo, reciprocamente, alle mancanze dell’altro: chi sapeva disegnare, chi ha dato un’idea originale, chi ha utilizzato i materiali disponibili per esprimersi, chi ha colorato.

Una Pedagogia che parta da ciò che si ha a disposizione in quel momento, che pone le sue fondamenta sulla Meraviglia di scoprire attraverso le percezioni sensibili, di costruire i propri saperi senza l’aspettativa del noto, è la direzione della mia didattica che, stavolta, è stata sperimentata e declinata in questo secondo percorso laboratoriale.

 

 

 

 

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1 commento
  1. Angelo Nicotra
    Angelo Nicotra dice:

    Mi è piaciuta l’idea di veicolare le sensazioni degli adolescenti sulla percettibilità primaria diretta rispetto alla secondaria (indotta): smartphone, I.A, etc.

    Rispondi

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